Gilera RTX 125

 

 

 

Make Model

Gilera RTX 125

Year

1986

Engine

Two stroke, single cylinder, reed valves induction

Capacity

124 cc / 7.6 cu-in
Bore x Stroke 56 x 50 mm
Cooling System Liquid cooled,
Compression Ratio 13.4:1

Induction

2x 26mm  Dell'Orto carburetor

Ignition 

CDI
Starting kick

Max Power

24 hp /18 kW @ 9250 rpm 

Max Torque

1.5 kgf-m @ 10500 rpm

Transmission

6 Speed
Final Drive Chain

Front Suspension

Telescopic forks

Rear Suspension

Swing arm gas single shock

Front Brakes

Single 220 mm disc

Rear Brakes

140 mm Drum

Front Tyre

2.75-21

Rear Tyre

4.10-18

Dry Weight

121 kg / 266.7 lbs
Wet Weight 137 kg / 302 lbs

Fuel Capacity 

15 Litres / 3.9 US gal

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D’altronde un marchio glorioso come Gilera, oggi pressoché abbandonato tenuto in vita per una sorta di accanimento terapeutico, in passato e soprattutto tra gli anni Ottanta e Novanta è stato un florido produttore di 125, sportive e da enduro, che hanno fatto sognare una generazione intera. La capostipite delle enduro stradali anni Ottanta fu senza dubbio la RX 125.
Contestualmente alla stradale RV125, la Casa di Arcore presentò al Salone di Milano del 1983 la sua “cugina da enduro”, denominata appunto RX125. In comune le due moto avevano il propulsore, leggermente rivisto nell’erogazione sulla RX, che aveva quindi un cavallo in meno, una pratica molto diffusa all’epoca un po’ da tutte le case motociclistiche, che utilizzavano lo stesso gruppo termico per i modelli stradali ed enduro, intervenendo solitamente sull’alimentazione o sui travasi.

La moto aveva la classica linea da enduro stradale dell’epoca, quindi con mascherina e parafanghi alti. Il telaio era un tubolare a doppia culla chiusa con rinforzi in lamiera scatolata, “pianale” che condivideva sempre con la RV.

Il motore era ovviamente il monocilindrico due tempi di 124,3 cc, con alesaggio e corsa rispettivamente di 56 e 50,5 mm, dotato di ammissione lamellare e contralbero, alimentato da un carburatore Dell'Orto PHBH da 26 mm, quindi identico a quello dell’RV. L’impianto di scarico differente e alcune lievi modifiche al gruppo termico determinarono un’erogazione leggermente differente e una potenza massima di 19 CV a 7.750 giri, rispetto ai 20 CV a 8.000 giri della RV.

Il cambio era a 6 rapporti e l’avviamento a pedale, ma con 150.000 lire in più era possibile avere quello elettrico. La ciclistica contava su una forcella Marzocchi da 35 mm Ø con 200 m di escursione, il forcellone posteriore adottava invece un ammortizzatore con 185 mm di escursione.
Le ruote avevano misure da enduro professionale, con l’anteriore da 1.65x21” con pneumatico 2.75 e il posteriore da 2.15x18” con pneumatico 4.10. I freni erano misti, con un disco anteriore da 230 mm e un tamburo posteriore da 140 mm.

Il serbatoio infine aveva una capienza di 13 litri. La strumentazione era piuttosto completa, visto che nei due strumenti circolari forniva tachimetro, contagiri, indicatore benzina e temperatura più quattro spie per folle frecce, olio e abbaglianti. La RX 125 raggiungeva una velocità massima dichiarata di 115 km/h, in linea con la concorrenza.

A proposito di concorrenza, a dire il vero all’epoca non esistevano ancora molte rivali di questa moto. In pratica l’unica a dare del filo da torcere alla enduro di Arcore era la Cagiva Aletta Rossa, che pagava però una maggiore anzianità del progetto una potenza leggermente inferiore (poco più di 15 CV), anche se aveva dalla sua un prezzo ancora più vantaggioso di 2.550.000 lire e in quegli anni vendeva circa 1000 unità al mese.

Ancora un volta, come per la RV, del design si occupò Paolo Martin. Durante la realizzazione del progetto si pensò anche a una versione “dakariana” con serbatoio maggiorato, che all’epoca andava parecchio anche tra i sedicenni. Subito dopo la presentazione della RX quindi arrivò la RX Arizona, che si differenziava per il serbatoio da ben 22 litri, con un'aquila su sfondo a stelle e strisce in omaggio allo stato dell’Arizona, ma anche per alcuni accessori “africani” come i soffietti alla forcella, il copridisco, la griglia parasassi sul faro anteriore, i paramani e la borsa porta attrezzi posteriore.

Le colorazioni disponibili al lancio erano sia per la RX che per la RX Arizona il bianco con fregi rossi e sella nera (successivamente sulla Arizona la sella divenne rossa) oppure rosso con sella nera e successivamente nera con sella rossa. Come per la RV, anche della RX venne presentata la versione 200 con motore da 183,4 cc, ottenuto aumentando l’alesaggio a 68 mm.

Dal sempre valido sito gilerarv200.it scopriamo che, a livello di numeri, nel mese di marzo 1984 la Casa di Arcore immatricolò 385 RX, più o meno la metà delle Aletta Rossa, che erano 725 in quel mese ma 3.675 dall’inizio dell’anno, visto che entrò in commercio prima. Alla fine di quell’anno le Gilera RX e RX Arizona raggiunsero quota 6.475, più o meno sempre la metà di Cagiva, che toccò quota 13.652, ma la casa di Arcore sorpassò quella varesina come numeri totali di immatricolato. La sfida era aperta!

Nel 1986, o meglio alla fine del 1985, ci fu un’evoluzione piuttosto importante delle enduro brianzole. Vennero infatti presentate, in sostituzione della RX e della Arizona, la RTX 125 e la RX Arizona Hawk, entrambe con motore più potente e componentistica riprogettata al 70%. Le due moto convissero in listino anche se le preferenze del pubblico tendevano più verso l’Arizona Hawk, che aveva una “storia” più forte e soprattutto un aspetto e un nome evocativi di grandi rally.

Queste almeno sembrano essere le motivazioni meno razionali e più emotive che fecero preferire la RX alla RTX. Nel frattempo poi, al Rally di Sardegna del 1985, la Casa di Arcore si presentò con una moto chiamata RX 250 Arizona Rally, che in realtà altro non era che il prototipo della futura RC Rally 250, sorella della 125.

Tornando alle RX e RTX “stradali”, Entrambi i modelli vennero proposti con livrea nera o bianca, accoppiata alla sella rossa. In pratica nuove erano tutte le plastiche, così come venne ridisegnata la strumentazione e venne aggiunta una piastra paramotore.

Rinnovato anche il telaio, la forcella Paioli, il freno a disco da 240 mm, i cerchi anodizzati in oro (opzionali) e molto altro ancora. Mentre il serbatoio della RTX rimase da 13 litri come quello della RX, quello della Arizona Hawk divenne un po’ più piccolo rispetto alla “cisterna” della Arizona: scese infatti da 22 a 17 litri.

A livello meccanico si segnala invece il sistema Power Jet all’alimentazione e quello BPF (By Pass Feed) che prolungava l’alimentazione in fase di compressione, oltre a una nuova centralina dell’accensione elettronica a scarica capacitiva CDI (Capacitor Discharge Ignition) e un diverso impianto di scarico. La potenza dichiarata salì a 22 CV, erogati a 8.800 giri (25 CV a 7.500 giri per la 200), mentre la velocità massima si attestava sui 125 km/h.

Salì anche il prezzo, portandosi a oltre 3.500.000 di lire, mentre l’avviamento elettrico aumentò il suo prezzo di 100.000 lire in soli due anni. Le RX aprirono la strada alle successive enduro di Casa Gilera, che di lì a poco aumentarono sensibilmente l’elenco dei modelli in listino.

Source Motoblog.it